Pressione intraoculare - valori, tonometria e glaucoma

18 maggio 2026

Confronto tra occhio normale e occhio con glaucoma. L'immagine mostra come la pressione elevata nel glaucoma danneggi il nervo ottico.

Indice

Un valore di 24 mmHg può preoccupare, mentre uno di 18 mmHg può sembrare rassicurante. In realtà, la pressione intraoculare va sempre letta insieme allo stato del nervo ottico, al campo visivo, allo spessore della cornea e agli altri fattori di rischio. Qui chiarisco che cosa misura la IOP in oculistica, come si svolge la tonometria e quando un risultato richiede controlli più approfonditi.

La pressione oculare è un indizio importante, non una diagnosi completa

  • 10-21 mmHg è un intervallo di riferimento spesso utilizzato, ma non vale come soglia assoluta per ogni persona.
  • La tonometria misura la pressione interna dell’occhio in pochi secondi.
  • Il glaucoma può comparire anche con una pressione apparentemente normale.
  • La diagnosi richiede la valutazione di nervo ottico, campo visivo, cornea e angolo irido-corneale.
  • Dolore intenso, occhio rosso, nausea, aloni e calo visivo improvviso richiedono una valutazione urgente.

Che cos’è la pressione intraoculare e perché conta

La pressione intraoculare, indicata con la sigla IOP, dipende dall’equilibrio tra la produzione e il deflusso dell’umor acqueo, il liquido trasparente che circola nella parte anteriore dell’occhio. Quando il drenaggio rallenta, la pressione può aumentare e sottoporre a stress la testa del nervo ottico.

In molti centri si considera indicativo un intervallo compreso tra 10 e 21 mmHg. Altre fonti riportano valori medi leggermente diversi, per esempio 12-20 mmHg. Questa differenza non è una contraddizione: il risultato cambia in base allo strumento utilizzato, allo spessore corneale, all’orario e alle caratteristiche individuali.

Una pressione superiore a 21-22 mmHg può indicare ipertensione oculare, ma non significa automaticamente glaucoma. Al contrario, alcune persone sviluppano un danno glaucomatoso con valori che rientrano nell’intervallo abituale. Per questo considero poco utile fissarsi su un singolo numero senza conoscere il quadro completo.

La pressione può oscillare anche di 3-6 mmHg nell’arco della giornata. Un valore misurato al mattino, quindi, potrebbe non coincidere con quello rilevato nel pomeriggio. Nei casi dubbi l’oculista può richiedere una curva tonometrica, cioè più misurazioni distribuite nell’arco della giornata.

Come si misura la IOP durante una visita oculistica

La misurazione si chiama tonometria. È un esame generalmente rapido e indolore, eseguito mentre il paziente appoggia fronte e mento allo strumento e mantiene lo sguardo fisso. La tecnica scelta dipende dall’età, dalla collaborazione della persona, dalla condizione della cornea e dall’obiettivo del controllo.

Metodo Come funziona Quando è utile
Applanazione di Goldmann Un piccolo cono entra delicatamente in contatto con la cornea dopo l’instillazione di anestetico e fluoresceina. È il metodo di riferimento nella gestione clinica del glaucoma.
Tonometria a soffio Un getto d’aria provoca una deformazione minima della cornea senza contatto diretto. È pratica per screening e controlli di primo livello.
Tonometria a rimbalzo Una piccola sonda monouso tocca brevemente la cornea e rimbalza. È comoda con bambini o pazienti poco collaboranti.
Tonometria dinamica Rileva la pressione attraverso un contatto controllato che considera alcune proprietà corneali. Può essere presa in considerazione dopo interventi corneali o chirurgia refrattiva.

La tonometria di Goldmann dura in genere circa 20 secondi per occhio, mentre il soffio d’aria e il tonometro a rimbalzo richiedono normalmente pochi secondi. I risultati ottenuti con strumenti diversi non sono sempre perfettamente sovrapponibili, quindi durante i controlli è utile, quando possibile, utilizzare la stessa tecnica.

La cornea ha un ruolo decisivo. Una cornea sottile può portare a una sottostima della pressione, mentre una cornea spessa può produrre una lettura più elevata. Le linee guida della European Glaucoma Society invitano a usare lo spessore corneale per interpretare il dato, non per applicare automaticamente una correzione matematica, perché gli algoritmi disponibili non sono validati in modo uniforme.

Perché il numero da solo non basta per diagnosticare il glaucoma

Il glaucoma è una malattia del nervo ottico, non semplicemente una pressione alta. L’aumento della IOP è un importante fattore di rischio, ma la diagnosi dipende dalla presenza di alterazioni caratteristiche della papilla ottica, delle fibre nervose retiniche o del campo visivo.

Una persona può avere ipertensione oculare senza danni strutturali. In questo caso l’oculista valuta il rischio complessivo e decide se osservare la situazione o iniziare una terapia. All’opposto, nel glaucoma a pressione normale il nervo ottico può danneggiarsi anche senza valori pressori particolarmente elevati.

Leggi anche: Lenti a contatto fastidiose? Cause e quando andare dall’oculista

Gli esami che completano la tonometria

  • Esame della papilla ottica, per osservare la testa del nervo ottico e l’eventuale aumento dell’escavazione.
  • OCT della retina e del nervo ottico, che misura in modo dettagliato lo spessore dello strato delle fibre nervose e delle cellule ganglionari.
  • Campo visivo computerizzato, utile per individuare zone di visione ridotta o assente.
  • Gonioscopia, che permette di capire se l’angolo attraverso cui defluisce l’umor acqueo è aperto o chiuso.
  • Pachimetria, cioè la misurazione dello spessore centrale della cornea.

L’OCT mostra soprattutto la parte strutturale del danno, mentre il campo visivo valuta la conseguenza funzionale. Io considero entrambi indispensabili nei controlli, perché un singolo esame può essere falsato da scarsa collaborazione, anatomia particolare o immagini di qualità insufficiente.

Secondo ISSalute, il glaucoma può svilupparsi a lungo senza sintomi evidenti e compromettere inizialmente la visione periferica. È proprio questo andamento silenzioso a rendere importanti i controlli periodici, soprattutto dopo i 40 anni o in presenza di fattori di rischio.

Come interpretare un valore alto, basso o diverso tra i due occhi

Un risultato di 22-24 mmHg non consente da solo di stabilire che sia presente il glaucoma. L’oculista può ripetere la misurazione, confrontarla con la pachimetria, controllare la papilla e valutare il campo visivo prima di formulare una conclusione.

Anche la differenza tra i due occhi merita attenzione. Non esiste una distanza numerica valida per tutti, ma una differenza persistente e significativa può spingere lo specialista ad approfondire, soprattutto se coincide con alterazioni dell’OCT o del nervo ottico.

Tra i fattori che possono influenzare la valutazione ci sono:

  • familiarità per glaucoma, in particolare se riguarda genitori o fratelli;
  • età superiore ai 60 anni;
  • miopia elevata o altre caratteristiche anatomiche predisponenti;
  • precedenti traumi o interventi oculari;
  • uso prolungato di farmaci cortisonici, anche in alcune formulazioni locali;
  • diabete, patologie vascolari e altre condizioni valutate dal medico.

La pressione dopo chirurgia refrattiva corneale può essere più difficile da interpretare. In questi casi non basta applicare una formula standard: servono il confronto con i dati precedenti all’intervento e un monitoraggio attento di OCT e campo visivo.

Se è già stata prescritta una terapia, non bisogna modificare o sospendere i colliri autonomamente. L’obiettivo non è raggiungere un valore identico per tutti, ma mantenere una pressione compatibile con la salute di quel determinato nervo ottico.

Come prepararsi all’esame e quando non aspettare

La tonometria non richiede una preparazione complessa. È prudente arrivare senza lenti a contatto, seguendo le indicazioni del centro, e informare l’oculista di interventi corneali, traumi, farmaci cortisonici e colliri già utilizzati.

Durante la misurazione è importante non stringere le palpebre, non premere il viso contro i supporti e mantenere lo sguardo sul punto indicato. Anche un movimento minimo può rendere il dato meno affidabile. Se il primo risultato è inatteso, ripetere l’esame è spesso più utile che trarre conclusioni immediate.

Una visita programmata è indicata anche quando non ci sono disturbi, perché il glaucoma iniziale può non dare segnali percepibili. In assenza di fattori di rischio, molti professionisti consigliano controlli regolari a partire dai 40 anni, con intervalli più ravvicinati se esistono familiarità, valori sospetti o età avanzata.

Serve invece una valutazione urgente in presenza di dolore intenso e improvviso, occhio molto rosso, forte mal di testa, nausea o vomito, aloni colorati intorno alle luci, vista appannata o rapido calo della vista. Questi sintomi possono accompagnare un attacco di glaucoma ad angolo chiuso, una situazione che non va gestita aspettando il normale appuntamento.

Il dato più utile è quello inserito nella storia dell’occhio

La misurazione della pressione intraoculare resta uno degli strumenti più semplici e preziosi per intercettare il rischio glaucomatoso. La sua utilità aumenta quando viene confrontata nel tempo con OCT, campo visivo, pachimetria e stato del nervo ottico.

La mia indicazione pratica è conservare i referti e annotare metodo di misurazione, orario, terapia in corso e valori dei due occhi. Questa continuità aiuta l’oculista a riconoscere una vera tendenza, evitando che un singolo numero, troppo alto o troppo basso, condizioni da solo una decisione importante.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

No. Può indicare ipertensione oculare, ma la diagnosi richiede la valutazione del nervo ottico, del campo visivo, della cornea e dell’angolo irido-corneale. Esiste anche il glaucoma a pressione normale, che può danneggiare il nervo ottico senza valori elevati.

L’oculista può esaminare la papilla ottica, richiedere un OCT della retina e del nervo ottico, un campo visivo computerizzato, la gonioscopia e la pachimetria. L’OCT valuta soprattutto il danno strutturale, mentre il campo visivo ne verifica la conseguenza funzionale.

La tonometria di Goldmann usa un piccolo cono a contatto con la cornea ed è il metodo di riferimento nella gestione del glaucoma. Quella a soffio non prevede contatto diretto ed è utile per lo screening, mentre la tonometria a rimbalzo usa una sonda monouso ed è pratica con bambini o pazienti poco collaboranti. La tonometria dinamica può essere considerata dopo interventi corneali o chirurgia refrattiva.

È necessario rivolgersi rapidamente a un medico in caso di dolore intenso e improvviso, occhio molto rosso, forte mal di testa, nausea o vomito, aloni colorati intorno alle luci, vista appannata o rapido calo della vista. Questi sintomi possono accompagnare un attacco di glaucoma ad angolo chiuso.

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Pierina Caruso

Pierina Caruso

Sono Pierina Caruso e da 13 anni mi dedico con passione alla salute oculare e al benessere sensoriale integrato, argomenti che esploro con cura su fiosrl.it. Il mio percorso è nato da un profondo interesse personale per come i nostri sensi, in particolare la vista, influenzino la nostra qualità di vita e il nostro benessere generale. Mi piace approfondire le tematiche legate alla cura degli occhi e alla percezione sensoriale, cercando sempre di rendere accessibili concetti complessi, fornendo informazioni accurate e aggiornate. Nel mio lavoro, mi impegno a verificare le fonti e a confrontare le diverse prospettive per offrire contenuti chiari e utili, aiutando i lettori a comprendere meglio questi aspetti fondamentali del nostro vivere quotidiano.

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