Intervento con tubicino per il glaucoma - come funziona?

19 agosto 2026

Dettaglio di un intervento glaucoma con tubicino, mani guantate usano strumenti chirurgici sull'occhio.

Indice

Quando i colliri non riescono più a tenere sotto controllo la pressione dell’occhio, può essere proposta una chirurgia con un piccolo dispositivo di drenaggio. Questo intervento per il glaucoma con tubicino serve a far defluire l’umore acqueo in eccesso, ma non recupera la vista già persa. Qui chiarisco quando viene scelto, come si svolge, quali sono i tempi di recupero, i possibili rischi e le differenze rispetto alle altre tecniche chirurgiche.

Il tubicino riduce la pressione e protegge la vista residua

  • Obiettivo ridurre la pressione intraoculare e rallentare il danno al nervo ottico.
  • Indicazione soprattutto nei glaucomi difficili da controllare con colliri, laser o precedenti interventi.
  • Durata l’operazione richiede spesso circa 45-60 minuti, con anestesia locale o generale secondo il caso.
  • Recupero la vista può restare sfocata per giorni o settimane e la pressione può stabilizzarsi gradualmente.
  • Limite importante il dispositivo non ripara il campo visivo già perduto e non elimina sempre la necessità dei colliri.

Che cos’è l’impianto drenante per il glaucoma

Il cosiddetto tube shunt, o dispositivo di drenaggio, è formato da un tubicino molto sottile collegato a una piccola piastra. Il tubicino viene posizionato nell’occhio, mentre la piastra resta sotto la congiuntiva, la membrana trasparente che riveste la parte bianca dell’occhio.

L’umore acqueo, cioè il liquido prodotto normalmente all’interno dell’occhio, passa attraverso il tubo e raggiunge la zona della piastra. Qui viene assorbito gradualmente dai tessuti. Il risultato atteso è una riduzione della pressione intraoculare, o PIO, che può limitare la progressione del glaucoma.

Il punto su cui insisto sempre è questo: si tratta di una chirurgia protettiva, non restitutiva. Le fibre del nervo ottico già danneggiate non ricrescono e il campo visivo perso non torna. Il beneficio consiste nel ridurre il rischio di ulteriore deterioramento.

Quando viene presa in considerazione

L’impianto non è di solito la prima scelta per un glaucoma appena diagnosticato. Prima si valutano colliri, laser e altre procedure, considerando la forma della malattia, il livello di pressione e il rischio di progressione.

Il drenaggio con tubicino può diventare utile quando la pressione rimane troppo alta nonostante una terapia ben seguita oppure quando una precedente chirurgia filtrante non ha funzionato. Viene considerato anche in occhi con cicatrici congiuntivali, glaucoma neovascolare, uveite, traumi o interventi oculari precedenti, situazioni nelle quali una trabeculectomia potrebbe avere maggiori probabilità di fallire.

La decisione non dipende soltanto dal numero misurato durante una visita. L’oculista valuta anche il danno al nervo ottico, il campo visivo, la cornea, il cristallino, la profondità della camera anteriore e la pressione-obiettivo da raggiungere. Una PIO “normale” per una persona può essere ancora troppo alta per un occhio con glaucoma avanzato.

Non tutti i tubicini sono uguali

Dispositivo Caratteristica Quando può essere utile
Ahmed Ha una valvola che limita il flusso iniziale In alcuni glaucomi complessi o quando serve un controllo più immediato della pressione
Baerveldt o Molteno Dispositivi generalmente non valvolati Possono ottenere una riduzione importante della PIO, ma richiedono una gestione accurata del periodo iniziale
MicroShunt Un tubicino più piccolo che convoglia il liquido sotto la congiuntiva In casi selezionati di glaucoma, secondo anatomia e gravità della malattia

La distinzione è utile perché “intervento con tubicino” può indicare procedure diverse. Un grande impianto valvolato non equivale a un microshunt e nemmeno a uno stent MIGS, che lavora invece nelle vie naturali di deflusso. Il nome commerciale da solo non basta: contano il meccanismo, il tipo di glaucoma e l’esperienza del chirurgo con quel dispositivo.

Tre dispositivi per l'intervento glaucoma con tubicino: PGI Tube (0.1mm), Ahmed e Baerveldt (0.3mm).

Come si svolge l’operazione

Prima dell’intervento vengono eseguiti gli esami necessari per scegliere la posizione del tubo e il tipo di impianto. Il paziente deve comunicare all’oculista i farmaci assunti, soprattutto anticoagulanti, antiaggreganti e cortisonici. Non bisogna sospenderli autonomamente: la modifica della terapia va concordata con il medico.

L’operazione dura spesso 45-60 minuti. Può essere eseguita in anestesia locale, talvolta con sedazione, oppure in anestesia generale quando l’età, l’ansia, le condizioni generali o la complessità del caso lo rendono più sicuro.

  1. Il chirurgo apre delicatamente la congiuntiva nella zona scelta.
  2. La piastra viene fissata sulla sclera, cioè la parete bianca dell’occhio.
  3. Il tubicino viene inserito nella camera anteriore, oppure in una posizione diversa quando l’anatomia lo richiede.
  4. La parte esposta viene coperta con un piccolo innesto di tessuto per ridurre il rischio di erosione.
  5. La congiuntiva viene richiusa e l’occhio viene protetto con una medicazione.

Nei dispositivi non valvolati il flusso può essere limitato temporaneamente con una sutura o un punto di legatura. Questo accorgimento serve a evitare che la pressione scenda troppo nelle prime settimane, prima che si formi la capsula fibrosa attorno alla piastra.

In molti casi si torna a casa lo stesso giorno, ma l’organizzazione dipende dalla struttura e dall’anestesia. È prudente farsi accompagnare e non guidare dopo l’intervento, anche se l’occhio non fa particolarmente male.

Recupero e controlli dopo l’impianto

Il primo controllo viene spesso eseguito il giorno successivo. Nelle settimane seguenti l’oculista controlla la posizione del tubo, la ferita, la cornea, l’infiammazione e soprattutto la PIO. La frequenza delle visite può essere elevata all’inizio e diminuire solo quando l’occhio diventa stabile.

È normale avere arrossamento, lacrimazione, sensazione di corpo estraneo e vista annebbiata. La visione può migliorare in pochi giorni, ma in alcuni occhi resta instabile per diverse settimane. Anche la pressione non segue sempre una linea regolare: può essere inizialmente alta, bassa o oscillante.

Di solito vengono prescritti colliri antibiotici e antinfiammatori, spesso a base di corticosteroidi, per alcune settimane. La terapia per il glaucoma può essere sospesa, ridotta o mantenuta in base al dispositivo e alla risposta dell’occhio. Non bisogna modificare le gocce da soli, nemmeno quando la pressione sembra migliorata.

Leggi anche: Vitrectomia, rischi, recupero e segnali d’allarme

Cosa evitare nella vita quotidiana

  • strofinare o premere l’occhio;
  • sollevare pesi e fare sforzi intensi finché il chirurgo non li autorizza;
  • nuotare o frequentare sauna e idromassaggio nella fase iniziale;
  • piegarsi a lungo con la testa verso il basso;
  • usare trucco o creme vicino all’occhio finché la ferita non è guarita;
  • saltare i controlli perché la vista sembra già migliorata.

Per un lavoro sedentario possono bastare circa 1-2 settimane, ma il rientro cambia molto se il lavoro richiede sforzo fisico, ambienti polverosi o uso intenso della vista. Camminare con calma è spesso possibile prima delle attività sportive, ma il calendario personale deve arrivare dal chirurgo.

Benefici, limiti e possibili complicanze

Negli studi sui dispositivi di drenaggio, la PIO può ridursi indicativamente di un terzo fino alla metà rispetto al valore iniziale, con variazioni legate al tipo di impianto, alla forma del glaucoma e alla storia chirurgica dell’occhio. Questo dato non è una promessa individuale e non significa automaticamente eliminare tutti i colliri.

Il vantaggio maggiore si vede spesso negli occhi già operati o con un alto rischio di cicatrizzazione. In questi casi il tubicino offre una via di deflusso alternativa. La trabeculectomia può però essere preferibile in alcuni occhi non operati, soprattutto quando serve raggiungere una pressione-obiettivo molto bassa.

Opzione Punto di forza Limite principale
Impianto con tubicino Utile nei glaucomi complessi e dopo precedenti interventi Richiede controlli ravvicinati e può dare problemi di pressione, cornea o posizione
Trabeculectomia Può ottenere pressioni molto basse in casi selezionati È sensibile alla cicatrizzazione e alla gestione postoperatoria
Chirurgia MIGS In genere ha un recupero più semplice e un profilo meno invasivo Può non bastare nei glaucomi avanzati o con PIO molto elevata

Tra le complicanze possibili rientrano pressione troppo bassa o troppo alta, sanguinamento, infiammazione, blocco del tubo, cicatrizzazione attorno alla piastra, diplopia e alterazioni della cornea. Più raramente il tubicino può spostarsi o erodere la congiuntiva, aumentando il rischio di infezione e richiedendo una revisione chirurgica.

Un peggioramento improvviso della vista, dolore intenso o persistente, arrossamento che aumenta, secrezione anomala o forte sensibilità alla luce richiedono un contatto rapido con il centro oculistico. Non è prudente aspettare il controllo già programmato se compaiono questi segnali.

Costi e scelta del percorso in Italia

Non esiste un prezzo nazionale unico per questo intervento. Nel Servizio Sanitario Nazionale il percorso può essere coperto quando l’operazione è indicata e viene eseguita in una struttura convenzionata, secondo le regole regionali e l’eventuale compartecipazione prevista.

Nel privato, il preventivo dipende dal tipo di dispositivo, dalla struttura, dall’anestesia, dalla complessità dell’occhio e dai controlli inclusi. Prima di accettare è utile chiedere se la cifra comprende impianto, sala operatoria, anestesista, visite postoperatorie e possibili revisioni. Un preventivo molto basso ma privo dei controlli successivi non permette un confronto corretto.

La scelta del centro non dovrebbe basarsi soltanto sul costo. In questa chirurgia fanno una differenza concreta la valutazione preoperatoria, la disponibilità per i controlli ravvicinati e la possibilità di intervenire rapidamente se la pressione si altera.

La decisione giusta dipende dall’occhio, non solo dal tubicino

Un impianto drenante può essere una soluzione efficace quando il glaucoma è difficile da controllare, ma non è una procedura standard uguale per tutti. Prima di decidere chiederei quale sia la pressione-obiettivo, perché quel dispositivo sia preferibile alla trabeculectomia o a una MIGS, quali colliri dovrò usare e per quanto tempo, e come verranno gestite eventuali complicanze.

La domanda più utile non è soltanto “quanto è piccolo il tubicino?”, ma quale protezione può offrire al mio nervo ottico nel lungo periodo. Una valutazione specialistica completa, seguita da controlli puntuali, conta più del nome dell’impianto e aiuta a costruire aspettative realistiche sulla chirurgia e sul recupero.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

Può essere preso in considerazione quando la pressione resta alta nonostante colliri, laser o precedenti interventi. È utile anche in presenza di cicatrici congiuntivali, glaucoma neovascolare, uveite, traumi o altre chirurgie oculari, mentre in alcuni occhi non operati la trabeculectomia può essere preferibile.

L’intervento dura spesso circa 45-60 minuti. Può essere eseguito in anestesia locale, talvolta con sedazione, oppure in anestesia generale in base all’età, all’ansia, alle condizioni generali e alla complessità del caso.

Arrossamento, lacrimazione, sensazione di corpo estraneo e vista sfocata sono comuni; la visione può restare instabile per diverse settimane. Per un lavoro sedentario possono bastare circa 1-2 settimane, ma bisogna evitare sforzi intensi, nuoto, sauna, idromassaggio e di strofinare l’occhio finché il chirurgo non autorizza.

Tra i possibili problemi ci sono pressione troppo alta o troppo bassa, sanguinamento, infiammazione, blocco o spostamento del tubo, alterazioni della cornea, diplopia ed erosione della congiuntiva. Peggioramento improvviso della vista, dolore intenso o persistente, arrossamento crescente, secrezioni anomale o forte sensibilità alla luce richiedono un contatto rapido, senza attendere il controllo programmato.

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glaucoma pressione intraoculare trabeculectomia migs microshunt

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Stella Rizzi

Stella Rizzi

Mi chiamo Stella Rizzi e dedico la mia attività a esplorare e comunicare il mondo della salute oculare e del benessere sensoriale integrato. Con sette anni di esperienza in questo campo, ho sviluppato un profondo interesse nel rendere accessibili concetti complessi, aiutando le persone a comprendere meglio come i nostri sensi, in particolare la vista, influenzino la nostra vita quotidiana. Il mio approccio si basa sulla ricerca accurata e sul confronto di informazioni per offrire contenuti chiari, utili e sempre aggiornati, con l'obiettivo di fornire una prospettiva concreta su come prendersi cura del proprio benessere visivo e sensoriale.

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