Quando viene proposta un’iridotomia con laser YAG, la domanda più comprensibile è se il trattamento possa danneggiare l’occhio. La procedura è generalmente rapida e a basso rischio, ma può provocare aumento temporaneo della pressione, infiammazione, piccoli sanguinamenti o disturbi visivi. Qui chiarisco quali complicanze sono davvero possibili, quanto durano, quali segnali richiedono un controllo urgente e perché, in alcuni casi, non trattare un angolo oculare stretto può essere più pericoloso del laser.
L’iridotomia YAG è in genere sicura, ma richiede controlli mirati
- Pressione oculare più alta nelle prime ore: può comparire nel 6-10% dei casi e viene controllata prima della dimissione.
- Sanguinamento lieve e infiammazione sono relativamente comuni, ma di solito transitori e trattabili.
- Aloni, abbagliamento o immagini fantasma interessano una minoranza dei pazienti e spesso si attenuano con il tempo.
- La perforazione può richiudersi, rendendo necessario ripetere il trattamento o crearne una seconda.
- Dolore intenso, arrossamento crescente o calo della vista dopo il laser richiedono un contatto urgente con l’oculista.

Perché si esegue l’iridotomia con laser YAG
L’iridotomia periferica consiste nel creare un piccolissimo foro nell’iride, la parte colorata dell’occhio. In questo modo l’umor acqueo, il liquido che circola all’interno del bulbo oculare, può passare dalla camera posteriore a quella anteriore e aggirare il cosiddetto blocco pupillare.
Il trattamento viene consigliato soprattutto quando l’angolo di drenaggio è molto stretto o rischia di chiudersi. Può servire a prevenire un attacco di glaucoma acuto, a trattare alcune forme di chiusura d’angolo o a ridurre il rischio di ulteriori aumenti della pressione oculare. Il laser non recupera una vista già persa e non sostituisce sempre colliri, controlli o altri interventi.
La procedura dura spesso 10-20 minuti. Dopo gocce anestetiche e, in alcuni casi, farmaci per restringere la pupilla, l’oculista appoggia una lente speciale sulla cornea e applica impulsi laser sull’iride periferica. Io considero essenziale un punto spesso trascurato: il beneficio dipende dalla diagnosi precisa. Un’iridotomia è molto utile quando il problema è il blocco pupillare, ma può essere insufficiente se la chiusura dipende dal cristallino, dal corpo ciliare o da sinechie già formate.
Quali sono i rischi più frequenti nelle prime ore
Il disturbo più importante da sorvegliare è l’aumento della pressione intraoculare. Dopo il laser, pigmento, cellule infiammatorie o piccoli residui possono ostacolare temporaneamente il trabecolato, cioè il principale sistema di drenaggio dell’occhio. Gli studi riportano un incremento di almeno 8 mmHg nel 6-10% dei pazienti, mentre la probabilità può essere maggiore nelle forme di glaucoma più avanzate.
Per questo la pressione viene misurata prima e dopo il trattamento, spesso dopo circa un’ora. Se il valore sale, l’oculista può prescrivere colliri o compresse ipotensive e trattenere il paziente in osservazione fino a quando la situazione diventa stabile. Chi ha già una pressione elevata, un glaucoma importante o un angolo molto compromesso può avere bisogno di controlli più ravvicinati.
Sanguinamento e irritazione
Un piccolo sanguinamento dalla zona trattata è abbastanza comune. Nelle revisioni oftalmologiche viene riportato anche nel 30-41% dei casi, ma nella maggior parte delle situazioni è minimo e si riassorbe rapidamente. Può causare una vista appannata o una sensazione di corpo estraneo, senza lasciare conseguenze.
Nei giorni successivi sono possibili bruciore lieve, arrossamento, lacrimazione, fotofobia e mal di testa frontale. L’infiammazione viene di solito controllata con gocce antinfiammatorie per alcuni giorni, spesso per circa una settimana. Non bisogna però modificare autonomamente dose o durata, soprattutto se sono presenti altre malattie oculari.
Visione sfocata e disturbi della luce
Subito dopo l’iridotomia la vista può essere sfocata per effetto delle gocce, della lente a contatto utilizzata durante il trattamento o del lieve sanguinamento. In genere migliora entro la giornata o nelle prime 24 ore. È prudente non guidare finché la visione non è tornata sufficientemente nitida.
Alcuni pazienti riferiscono aloni, abbagliamento, linee, ombre o immagini fantasma. La frequenza complessiva varia negli studi dal 2% al 16%. La posizione del foro, la forma della palpebra, la dimensione della pupilla e la sensibilità individuale incidono molto. Secondo le informazioni pubblicate dal Moorfields Eye Hospital, la maggior parte dei disturbi visivi tende a ridursi entro un mese, anche se in una piccola parte può rimanere una percezione stabile.
Le complicanze meno comuni e quelle da non sottovalutare
La chiusura o l’apertura incompleta del foro rappresentano problemi pratici più che vere lesioni. Il passaggio può essere ostruito da pigmento o residui e, in altri casi, il foro può restringersi nel tempo. Le percentuali variano molto, da circa 1% nelle prime settimane fino al 20% entro sei mesi in alcune casistiche, mentre con il laser Nd:YAG la chiusura completa a distanza è generalmente poco frequente.
Se il foro non funziona bene, il medico può ripetere il laser nella stessa seduta, dopo qualche ora o durante una visita successiva. Non significa necessariamente che la procedura sia stata eseguita male. Alcune iridi sono più pigmentate o spesse e richiedono più impulsi per ottenere un’apertura stabile.
Cornea, cristallino e retina
In rari casi possono comparire edema corneale, riduzione delle cellule endoteliali, aumento dell’infiammazione o danni a strutture vicine. L’endotelio è lo strato di cellule che mantiene trasparente la cornea, quindi il rischio merita attenzione soprattutto in chi ha già una cornea fragile o una malattia endoteliale.
È stata osservata anche una possibile progressione della cataratta, con percentuali del 23-39% in studi con follow-up da uno a sei anni. Questo dato va interpretato con cautela, perché molti pazienti sottoposti a iridotomia sono anziani e avrebbero potuto sviluppare comunque una cataratta. Il laser non equivale a un intervento sul cristallino e non va presentato come causa certa di ogni opacizzazione successiva.
Complicanze retiniche come emorragia, edema maculare cistoide, foro maculare o distacco di retina sono eccezionali, ma richiedono valutazione immediata se compaiono lampi luminosi, numerosi corpi mobili o una tenda scura nel campo visivo. Anche un dolore intenso con forte calo della vista non va attribuito automaticamente a una normale reazione post-laser.
Il raro glaucoma maligno
In occhi molto piccoli, spesso fortemente ipermetropi, può verificarsi una rara misdirezione dell’umor acqueo. Il cristallino e l’iride si spostano anteriormente, la camera anteriore si appiattisce e la pressione può aumentare. È una complicanza poco comune, ma l’oculista la considera quando la camera anteriore diventa progressivamente più bassa e la vista peggiora nonostante il foro sia aperto.
Come ridurre il rischio prima e dopo il trattamento
La sicurezza non dipende solo dal laser, ma anche dalla preparazione e dal monitoraggio. Prima della procedura comunico sempre all’oculista tutti i colliri e i farmaci assunti, compresi anticoagulanti, antiaggreganti, terapie per il glaucoma e farmaci che possono influenzare la pressione oculare. Non sospenderei mai un trattamento di mia iniziativa.
È utile arrivare con informazioni aggiornate su precedenti interventi, allergie, malattie della cornea e problemi avuti nell’altro occhio. La visita dovrebbe chiarire perché il laser è indicato, quale obiettivo ha e se esistono meccanismi di chiusura d’angolo che l’iridotomia non può risolvere da sola.
- Usare le gocce prescritte rispettando orari e durata.
- Presentarsi al controllo della pressione anche se l’occhio sembra stare bene.
- Evitare di guidare finché persistono vista sfocata o fotofobia.
- Non strofinare l’occhio e seguire le indicazioni sull’attività fisica.
- Contattare il centro se il fastidio aumenta invece di migliorare.
Il controllo postoperatorio può avvenire lo stesso giorno, il giorno seguente o secondo il rischio individuale. Non esiste un intervallo valido per tutti. Un paziente trattato in modo preventivo e con pressione normale può avere un percorso diverso da chi arriva dopo un attacco acuto o presenta già danni glaucomatosi.
Leggi anche: Rimozione dell’olio di silicone - quando e come si fa
Quando serve assistenza urgente
Chiederei un parere immediato in presenza di dolore forte, nausea, vomito, arrossamento crescente, peggioramento netto della vista, aloni intensi attorno alle luci o improvvisa comparsa di lampi e ombre. Anche un’opacità visiva che non migliora nei tempi indicati dal medico merita un controllo.
Un lieve bruciore o una visione un po’ annebbiata nelle prime ore sono invece fenomeni frequenti. La differenza la fanno l’intensità e l’andamento. Un sintomo che diminuisce gradualmente è diverso da uno che peggiora, si associa a dolore o compare dopo un iniziale miglioramento.
Il laser è sempre la scelta migliore
Non sempre. Per alcune persone l’iridotomia è la soluzione più semplice per eliminare il blocco pupillare; in altre, il problema principale è un cristallino voluminoso o una chiusura d’angolo già avanzata. In questi casi il medico può valutare farmaci, iridoplastica, estrazione del cristallino o altri interventi.
L’estrazione del cristallino può approfondire l’angolo in modo più ampio, ma è un vero intervento intraoculare e presenta rischi diversi, tra cui infezione, infiammazione, problemi retinici e perdita visiva permanente. Il confronto corretto non è quindi tra una procedura “senza rischi” e una rischiosa, ma tra benefici attesi e rischi delle alternative nella situazione specifica.
Nei semplici sospetti di angolo stretto, senza pressione elevata né danno al nervo ottico, il beneficio preventivo può essere più limitato. Alcune persone vengono seguite con controlli e gonioscopia, l’esame che misura quanto l’angolo di drenaggio sia aperto. Io trovo particolarmente importante evitare il riflesso “foro uguale cura definitiva”: dopo il laser possono restare pressione alta, sinechie o altri fattori da monitorare.
| Situazione | Cosa può fare l’iridotomia | Cosa potrebbe servire in più |
|---|---|---|
| Angolo stretto con blocco pupillare | Ridurre il rischio di chiusura acuta | Controllo della pressione e dell’angolo |
| Glaucoma da chiusura d’angolo già presente | Aprire il passaggio dell’umor acqueo | Colliri, laser o chirurgia se la pressione resta alta |
| Problema legato al cristallino | Può essere insufficiente | Valutazione dell’estrazione del cristallino |
| Angolo stretto senza altri segni di malattia | Beneficio preventivo variabile | Decisione individuale e follow-up |
La decisione più sicura nasce dal confronto tra rischio e beneficio
Il rischio dell’iridotomia YAG è generalmente basso e le complicanze gravi sono rare, ma non è corretto definirla completamente priva di effetti indesiderati. Nella maggior parte dei casi i problemi sono temporanei, controllabili e meno pericolosi della chiusura acuta dell’angolo, che può danneggiare rapidamente il nervo ottico.
Prima di decidere, chiederei all’oculista quale sia il meccanismo della pressione, quanto sia aperto l’angolo, quale controllo verrà fatto dopo il laser e cosa accadrebbe senza trattamento. Con queste informazioni è più facile affrontare la procedura con realismo, riconoscere i segnali d’allarme e capire che il vero obiettivo non è migliorare la vista, ma proteggere quella che c’è.